Mussolini il capobanda

Mussolini il capobanda

MUSSOLINI IL CAPOBANDA – MONDADORI – ALDO CAZZULLO

di Giuseppe Santilli

In questo periodo ho letto diversi romanzi, ma il libro che mi ha maggiormente colpito, anche da un punto di vista emozionale, è questo saggio di Aldo Cazzullo su Mussolini ed il fascismo, anzi su Mussolini ed i fascisti.

LA TESI DEL LIBRO

In realtà non si tratta propriamente di un saggio, piuttosto del racconto, della cronaca dei crimini compiuti dai fascisti a partire dal loro capo. Il racconto storico/politico non può prescindere, in questo caso, dal resoconto di fatti singoli che svelano la vera natura criminale del fascismo, che ha conquistato e mantenuto il potere attraverso un uso sistematico della violenza, fino all’omicidio. Questa è la tesi di fondo del libro.

L’INCIPIT: UNA BANDA DI DELINQUENTI

Cent’anni fa, in questi giorni, la nostra patria cadeva nelle mani di una banda di delinquenti, guidata da un uomo spietato e cattivo. Un uomo capace di tutto, persino di far chiudere e morire in manicomio il proprio figlio e la donna che lo aveva messo al mondo. Oggi in Italia ci sono gli estimatori di Mussolini, pochi ma non pochissimi. Troppi. Poi ci sono gli antifascisti convinti: molti ma non moltissimi. E poi c’è la maggioranza. Che crede, o a cui piace credere, in una storia immaginaria, consolatoria, autoassolutoria. “ Il libro inizia programmaticamente così.

Aldo Cazzullo
Aldo Cazzullo

IL FASCISMO E LA CONTINUITA’ NELLE ISTITUZIONI REPUBBLICANE

Nella parte finale dello scritto, quella che comunemente viene definita come l’eredità del fascismo, viene approfondita: la maggioranza degli Italiani non sono fascisti ma non sono neanche antifascisti, sulla base di una storia edulcorata, di comodo, orientata a relativizzare il fascismo e a presentarlo fondamentalmente come un movimento politico, un’ideologia e una pratica a volte un po’ maldestra.

Questo saggio di Cazzullo spazza via in maniera definitiva una narrativa che minimizza e riduce a folclore il fascismo. Ma i meriti di questo libro vanno ben oltre.

Innanzitutto rende evidente che la continuità tra lo stato fascista e il primo apparato repubblicano non ha trovato soluzione di continuità generale nello stato democratico. In esso coesistono anche oggi, accanto alle rappresentanze democratiche, istanze post-fasciste che affondano le loro radici nel fascismo criminale del Duce. A volte questa continuità è anche fisica. Si pensi ad esempio alla figura di Almirante, allo squadrismo fascista, agli eredi nostalgici del Movimento Sociale la cui storia si richiama espressamente alla Repubblica di Salò. Questo spiega, a mio avviso, perché alcuni personaggi che ricoprono attualmente alte cariche dello Stato, dichiarano di non voler festeggiare il 25 aprile.

I LUOGHI COMUNI

Cazzullo, poi, demolisce uno a uno i luoghi comuni su Mussolini e il fascismo: ha fatto anche cose buone, ha favorito la crescita demografica, le leggi razziali son state poco applicate, ha avuto un seguito di massa, ecc. In realtà le bonifiche non sono attribuibili solo al periodo fascista e in quel periodo sono morti centinaia di operai di stenti e di malaria. La crescita demografica non c’è stata. La repubblica di Salò ha avuto un ruolo fondamentale nella deportazione degli ebrei Italiani, e gli ebrei, in precedenza erano stati esclusi da tutte le istituzioni pubbliche e persino dalle aziende private. Per quanto riguarda il seguito di massa, fenomeno ben descritto da De felice, non bisogna dimenticare la coercizione operata con tutti i mezzi, pervasiva, fino al punto di non avere diritti, spesso neanche quello di vivere, se non eri fascista.

Aldo Cazzullo
Aldo Cazzullo

DIGNITA’ PER TUTTE LE VITTIME

Tuttavia il merito maggiore di Cazzullo e quello di aver documentato e descritto, fino alla noia, uno per uno, gli omicidi, le vessazioni, le violenze perpetrate da Mussolini e dai fascisti. Non solo i morti in guerra, non solo don Giovanni Minzoni, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, Carlo Rosselli, Nello Rosselli, ma tutte quelle vittime poco note a cui il libro restituisce nome e cognome e dignità storica. I contadini, i braccianti, gli attivisti politici di provincia che non vollero chinare il capo.

UNA PROPOSTA

Insomma “ Mussolini il capobanda” andrebbe adottato come libro di testo nelle scuole, andrebbe letto e commentato per il valore che ha. Come riposizionamento della memoria storica di un paese che ha evitato di fare i conti fino in fondo con un potere lordo di sangue e che è durato più di un ventennio.

Altro merito del libro è quello che, specularmente alla riscrittura della storia di Mussolini, getta una luce corretta sul ruolo e il valore della Resistenza, da troppo tempo oggetto di un revisionismo a volte esplicito, a volte strisciante.

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