Il circolo delle quinte

Il circolo delle quinte

IL CIRCOLO DELLE QUINTE

Come dicevo nella mia presentazione « Quei quattro o cinque lettori che avranno la voglia di provare ad ascoltare ciò che proporrò si accorgeranno che le mie scelte attingeranno ad un repertorio quanto mai vario, pescando dalla cosiddetta musica “colta” oppure da quella improvvisata o ancora dalla musica popolare in generale. Cioè da quei grandi contenitori che per superficiale comodità vengono denominati “Classica”, “Jazz” o “Rock”… la musica bella però, quella che emoziona e che sola sa comunicare anche cose altrimenti inesprimibili… e quella la si può trovare ovunque, indipendentemente dalle etichette e catalogazioni con cui la si tenta inutilmente di ingabbiare ».

E potremo trovare ulteriori suddivisioni come musica “d’autore”, “d’avanguardia”, “soul”, “folk”, “blues”, “ragtime” “score”..etc che hanno comunque una loro ragione d’essere, se non altro per motivi di collocazione storica. Questi sono proprio i “generi” che qualunque programma di archiviazione musicale adopera per catalogare la musica.

Brani di Chet Baker, di Astor Piazzolla o Dino Saluzzi possono emozionarmi tanto quanto la musica di Chopin o di Wagner o di Paolo Conte…o dei Pink Floyd.

E come la letteratura anche la musica ha le sue leggi interne, la punteggiatura, le parole più appropriate, le frasi, i grandi capitoli. La grande differenza è che non è necessario conoscerne la lingua perché è essa stessa un linguaggio universale.

IL CIRCOLO DELLE QUINTE

Ho voluto accostare il Circolo delle Quinte alle mie proposte musicali perché questo è il pilastro su cui poggia tutto il Sistema Tonale temperato della nostra musica occidentale.

Tale compendio grafico, quasi una sorta di Bussola magica per i musicisti, mostra il legame profondo fisico-matematico che lega le dodici tonalità tra di loro, all’interno di un’ottava musicale. Il Circolo si può leggere come un orologio con le tonalità ad occupare la posizione delle ore da 1 a 12. Il risultato è affascinante: due serie di scale partite dal Do delle ore 12, una in senso antiorario per salti di quinta ascendente, l’altra in senso orario per salti di quinta discendente, dopo aver aggiunto 12 diesis e 12 bemolle, si incontrano di nuovo nel Do iniziale.

Il mondo però è sempre più complicato di come appare. Il Sistema temperato come vedremo è un ottimo compromesso, un artificio utilissimo, che divide l’ottava in 12 semitoni tutti uguali, che uguali tuttavia non sono nella realtà fisica delle scale naturali. La differenza è fortunatamente trascurabile per l’orecchio umano. Nella vera realtà fisica delle scale naturali il Circolo delle Quinte, piano, a due dimensioni, assumendo la terza dimensione diventa una “Spirale delle Quinte” senza fine.

Un amante della musica acquisterebbe una maggiore consapevolezza di ciò che ascolta se ne conoscesse l’esistenza e ne comprendesse, a grandi linee, il funzionamento.

SISTEMA TONALE.

Tutti conoscono la scala di Do (C) maggiore (ore 12): 7 note in successione Do1 Re2 Mi3 Fa4 Sol5 La6 Si7 Do8 di altezze via via crescenti, con il Do all’ottava superiore di frequenza esattamente doppia rispetto al Do iniziale. Sono i 7 tasti bianchi del pianoforte all’interno di un’ottava.

Gli intervalli tra i gradini della scala maggiore sono catterizzati dalla presenza di un semitono tra il 3° e 4° e il 7° e l’8°, essendo tutti gli altri toni interi. In altre parole esiste un semitono solo tra il Mi (E) e il Fa (F) e tra il Si (B) e il Do (C).

In tutti gli altri casi, essendo le note separate da un tono, esisterà una nota mediana esattamente a metà tra la prima e la seconda nota. Questi sono i 5 tasti neri del pianoforte che sommati ai 7 tasti bianchi fanno un totale di 12 note per ottava, separate da semitoni tutti uguali. Così per es. tra il Do e il Re (D) avremo il Do diesis(#) o Re bemolle (b) a seconda che innalziamo di un semitono il Do (diesizziamo) o abbassiamo di un semitono il Re (bemollizziamo). Il fenomeno per cui uno stesso suono possa essere chiamato in due modi diversi viene detto enarmonia. Tasti neri non esistono come abbiamo visto tra il Mi (E) e Fa e tra il Si e Do.

SCALA NATURALE E TEMPERAMENTO.

Quello descritto tuttavia è il compromesso artificiale che si è convenuto di assumere agli inizi del Settecento da parte dei teorici tedeschi Andrea Werckmeister e Georg Neidhart. Questi hanno fatto coincidere le note diesizzate e bemollizzate che invece sono separate da un piccolo intervallo (comma) nella realtà fisica delle scale naturali (Zarliniane), basate sull’emissione degli armonici di un corpo vibrante. Essi di fatto hanno azzerato tali minime differenze suddividendo l’ottava in 12 parti uguali corrispondenti al semitono della nuova scala, detta per questo temperata. A fronte di una minore consonanza delle scale così ottenute (trascurabile per l’orecchio umano) il Sistema Temperato ha all’opposto avuto l’enorme vantaggio di poter eseguire musica su di uno stesso strumento fisso potendo modulare e toccare tutte le tonalità, senza per questo essere costretti a cambiare strumento o riaccordarlo nella tonalità (naturale) desiderata. Il sistema fu sperimentato per la prima volta dal sommo J.S.Bach nel 1722, il quale nel I e II Libro del Clavicembalo ben temperato poté comporre e suonare su uno stesso strumento preludi e fughe scritte in tutte e 12 le tonalità maggiori e minori.

SALTI DI QUINTA ASCENDENTE (Scale maggiori con i diesis) (progressione in senso anti-orario)

Tornando alla scala di Do maggiore se noi rispettando la disposizione di toni e semitoni costruiamo un’altra scala a partire dal quinto gradino, otterremo la nuova scala di Sol (G) maggiore (ore 11 in senso antiorario), molto simile a quella di Do. Nel senso che utilizza le stesse note con l’unica eccezione del Fa# (diesis), perché saremo costretti ad innalzare di un semitono (diesizzare) la nota naturale Fa per rispettare l’intervallo di un tono occorrente tra il sesto e settimo gradino della nuova scala.

La stessa cosa avviene se ripetiamo la stessa procedura partendo dal quinto gradino della nuova scala di Sol e cioè dalla nota Re (D) (ore 10): ci accorgeremmo che oltre alla nota alterata prima incontrata di Fa# occorre aggiungere una nuova alterazione per rispettare l’andamento richiesto e cioè il Do (C) # (diesis). Avremo un aumento progressivo dei diesis da inserire, fino ad arrivare alla scala di Do (C) # con 7 alterazioni in chiave. La serie continua in senso anti-orario con le scale (in realtà poco usate e vedremo perché) di Sol diesis (8#) (ore 4), Re diesis (9#) (ore 3), La diesis (10#) (ore 2), Mi diesis (11#) (ore1), fino a ricongiungersi enarmonicamente al Do iniziale con Si diesis che ha 12 alterazioni in chiave (ore 12).

Da qui si può ricavare la seguente Legge: Dalla Quinta di ogni scala può essere ricavata una nuova scala alla quale occorre solo una nota alterata in più rispetto alla precedente, innalzando di un semitono (cioè diesizzando) il settimo gradino della nuova scala.

SALTI DI QUINTA DISCENDENTE (O QUARTA ASCENDENTE) (Scale maggiori con i bemolle) (progressione in senso orario)

Se invece costruiamo una scala a partire dal quarto gradino della scala di Do (ascendendo di una quarta o discendendo di una quinta a partira dall’ottava) ci accorgeremmo che la nuova scala di Fa maggiore (ore 1) utilizza le stesse note della scala di Do ad eccezione del Si bemolle (Bb), in quanto in posizione 4 saremo costretti abbassare di un semitono (bemollizzare) la nota naturale Si per rispettare l’intervallo di un semitono occorrente tra il terzo e quarto gradino della scala.

La stessa cosa avviene se costruiamo una nuova scala a partire dalla quarta della scala di Fa e cioè dalla nota Sib (Bb): oltre alla nota alterata prima incontrata di Sib (Bb) occorre aggiungere una nuova nota alterata per rispettare l’andamento richiesto e cioè il Mi bemolle (Eb)… e così via fino ad arrivare alla scala di Do bemolle (Cb) con 7 alterazioni in chiave. Anche qui la serie continua in senso orario con le scale (in realtà poco usate e vedremo perché) di Fa bemolle (8b) (ore 8), Sibb (doppio bemolle) (9b) (ore 9), Mibb (doppio bemolle) (10b) (ore 10), Labb (doppio bemolle) (11b) (ore 11), fino a ricongiungersi enarmonicamente con il Do iniziale con Rebb (doppio bemolle) che ha 12 alterazioni in chiave (ore 12).

Da qui può essere ricavata la seguente Legge: Dalla Quarta di ogni scala può essere ricavata una nuova scala alla quale occorre solo una nota alterata in più rispetto alla precedente, abbassando di un semitono (cioè bemollizzando) il settimo gradino della scala precedente.

CIRCOLO DELLE QUINTE

La risultante di entrambe le Leggi è appunto il Circolo delle Quinte (ascendenti e discendenti). Il risultato ripeto è affascinante: dopo aver aggiunto 12 diesis e 12 bemolle le due serie di scale partite da Do si incontrano di nuovo in Do.

Le 12 Tonalità più usate sono quelle che compaiono nel grafico, soprattutto per una questione di praticità in quanto è più facile per un compositore utilizzare ad es. la tonalità di La bemolle (Ab) con sole 4 alterazioni in chiave, piuttosto che la stessa Tonalità (enarmonica) di Sol diesis che ha invece 8 alterazioni in chiave. Perché complicarsi la vita?

A meno che il compositore per esigenze di correttezza formale e coerenza armonica non sia costretto a scrivere in Sol diesis (con 8 diesis in chiave) perché magari sta compiendo un salto di tonalità (sta modulando) innalzando di un semitono la Tonalità iniziale di G.

Le sole tonalità che hanno lo stesso numero di alterazioni (6) sono sono quelle di Fa# e Solb e si equivalgono.

MELODIA E RITMO. Le GRANDI MELODIE.

La musica si compone di ritmo, melodia e armonia. La melodia è sempre unita al ritmo perché non è altro che una successione di suoni nel tempo, con una loro specifica durata. Rappresenta l’aspetto orizzontale della musica. In senso stretto anche una scala può essere considerata una melodia, ma in realtà non è altro che un’“ossatura”. La melodia è molto, molto di più, è ciò che rende vitale tale successione di suoni ed è data dalla qualità delle loro relazioni all’interno della scala.

Il fascino delle grandi melodie è tutto in questa tensione interna tra le note. Sfugge ad una codificazione generale e rimane ancora oggi un mistero il motivo per il quale alcune particolari successioni di note siano così belle e suggestive. Sicuramente Mozart, Beethoven, Rossini, Bellini, Gershwin, Morricone, ne possedevano il segreto. Il Tema d’amore di Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore o Playing Love della Leggenda del pianista sull’oceano sempre di Tornatore, tratto dal monologo teatrale di Baricco, sono melodie non meno belle e affascinanti di una melodia mozartiana o belliniana.

ARMONIA.

La combinazione simultanea di due o più suoni, cioè l’armonia, rappresenta invece l’aspetto verticale della musica. Essa origina dal fatto che i corpi vibranti emettono oltre ad una nota considerata come fondamentale, più grave, corrispondente alla vibrazione principale, tutta una serie simultanea di altri suoni di altezza superiore e meno intensi, chiamati armonici, corrispondenti a tutti gli altri modi di oscillazione.

Un orecchio ben allenato riesce a distinguere appena i primi tre o quattro armonici. Che sono l’ottava, la quinta dell’ottava, l’ottava successiva e la terza a questa successiva. Così nella realtà fisica di una corda vibrante che emette un Do vi saranno simultaneamente ad altezza successive le note Do, Sol, Do, Mi.

SCALA E RELATIVI ACCORDI.

Questo è l’accordo di Do maggiore, cioè la triade ottenuta per salti di terza sul primo gradino della scala di Do (Do1-Mi3-Sol5). Per ogni gradino della scala è possibile ottenere una triade simile: sul secondo avremo Re-Fa-La, sul terzo Mi-Sol-Si e così via. Gli accordi così ottenuti appartengono naturalmente alla scala considerata. Un accordo si definisce maggiore o minore a seconda dell’intervallo esistente tra la nota fondamentale e la sua terza (rimanendo fissa la nota in posizione quinta, detta giusta).

L’accordo è maggiore se la terza è maggiore, cioè composta di 2 toni; l’accordo è minore se la terza è minore, cioè composta di 1 tono e mezzo. Da ciò discende che i gradini 1, 4, e 5 avranno accordi maggiore, i gradini 2, 3 e 6 accordi minori. Sul 7° gradino avremo Si-Re-Fa un accordo chiamato diminuito perché composto da una terza minore seguita da un’altra terza minore, cioè con la quinta non più giusta ma diminuita Per la scala o tonalità di Do avremo così sui rispettivi gradini i seguenti accordi: 1Do magg-2 Re min- 3Mi min-4Fa magg.-5Sol magg-6La min-7Si dim. Questa successione, valida per ognuna delle 12 tonalità, è quella che i ragazzi, alle prime armi nel suonare uno strumento come la chitarra, chiamano il giro del Do.

SCALA E CENTRO TONALE.

Nella scala il centro tonale è il primo gradino o Tonica (o Fondamentale) che funge da centro di gravità da cui tutto inizia e a cui tutto tende. Subito dopo per importanza viene il quinto gradino o Dominante che tende a cadere verso la Tonica. Altra posizione fondamentale è il quarto gradino o Sotto-Dominante lievemente inferiore come importanza rispetto alla Dominante. Il settimo gradino o Sensibile ha la funzione molto importante di guidare alla tonica dell’ottava superiore da cui lo separa un solo semitono, così come farebbe una calamita. Il terzo gradino o Mediante è fondamentale per caratterizzare se la tonalità è maggiore o minore a seconda dell’intervallo di terza come già detto. Il secondo gradino o Sopra-Tonica e il sesto o Sopra-Dominante sono di minore importanza.

Se la triade diventa quadriade, cioè se l’accordo è composto non più da tre ma da quattro note, ottenute sempre per salti di terza, avremo gli accordi di settima (1-3-5-7). Settima maggiore o minore a seconda che la triade sia maggiore o minore a partire dalla quinta giusta. Introdurre ulteriori note alla triade consente una maggiore coloritura e caratterizzazione dell’accordo, così come una nuance ulteriore di un colore consente al pittore una maggiore libertà espressiva. In fondo l’accordo assomiglia ad un cocktail o ad una ricetta di cucina i cui ingredienti possono variare per ottenere effetti desiderati.

Considerando le settime per la scala o tonalità di Do avremo così i seguenti accordi: 1Do 7magg-2 Re min7- 3Mi min7-4Fa 7magg.-5Sol 7(di Dominante)-6La min7-7Si 7dim. Se la 7^ è maggiore va scritta, altrimente se compare solo 7 si intende 7^ minore. Nella musica classica, nel jazz e nella musica brasiliana si fa largo uso di ulteriori coloriture come le none (9), le undicesime (11), le tredicesime (13), accordi cioè composti da cinque, sei o sette note sempre ottenute per salti di terza (1-3-5-7-9-11-13).

Consigli per gli ascolti
Consigli per gli ascolti

RELAZIONI TRA ACCORDI E TENSIONI INTERNE. CONSONANZA E DISSONANZA

Da tener presente che l’unico accordo che con sicurezza assoluta definisce la tonalità è l’accordo di 7^ di Dominante perché appare unicamente per quella scala, mentre tutti gli altri accordi possono essere in comune con altre tonalità. Per il Do questo è il Sol 7. Questo è fondamentale quando si fa l’analisi armonica di un brano per sapere battuta per battuta dove sta andando la melodia, perché normalmente dalla tonalità di base iniziale si può passare ad altra tonalità (modulazione). Se per es. in un brano scritto in Do compare in una battuta un Do 7 (che esula dal cosiddetto giro del Do prima visto) possiamo essere certi di trovarci improvvisamente nella nuova tonalità di Fa, nuovo centro di gravità tonale .

La melodia ha lasciato un sentiero per incominciare a seguirne un altro. La settima di Dominante è il classico accordo instabile e dissonante che crea tensione e attesa nell’ascoltatore per poi risolvere e trovare nuova stabilità ricadendo sulla Tonica. Sono consonanti gli accordi che danno stabilità come le triadi costruite sul I, IV e V gradino di ogni scala, che sono anche i più importanti. Per la scala di Do il Do stesso, il Fa e il Sol. Sono dissonanti tutti gli accordi che creano tensione e instabilità. Questa tensione presto o tardi va allentata o come usano dire i musicisti risolta, ritornando all’accordo consonante per eccellenza della Tonica.

SETTIME DI DOMINANTE RIPETUTE NEL BLUES.

A volte questa tensione viene volutamente prolungata e non risolta subito, creando una specie di suspence, come avviene normalmente nelle ultime 3 o 4 misure della struttura base del Blues. La successione Mi7-La7-Re7-G7 diventa un escamotage per prolungare la tensione fino alla risoluzione sulla Tonica Do di partenza. E questa progressione la si ottiene facendo ruotare le tonalità del Circolo delle Quinte in senso orario.

Se la musica fosse fatta solo di consonanze sarebbe monotona e uniforme, cioè noiosa. Ciò che rende viva la musica e le dona grazia è in fondo proprio questa continua dialettica tra sonorità dissonanti e consonanti, unita naturalmente alla pulsazione ritmica.

SIGNIFICATO DELL’ACCORDO A SECONDA DEL CONTESTO.

All’interno della scrittura musicale uno stesso accordo può assumere significati diversi a seconda del contesto in cui viene a trovarsi. Per esempio l’accordo di Re minore può rappresentare il secondo gradino della tonalità di Do maggiore o il sesto gradino della tonalità di Fa. La medesima sonorità può quindi assumemere un significato musicale diverso. È come se una stessa parola, in un contesto letterario, assumesse un diverso significato a seconda del contesto in cui viene ad essere usata. A volte il compositore crea situazioni volutamente ambigue, scrivendo melodie con scarsi riferimenti tonali in passaggi dove le sonorità possono essere attribuite simultaneamente a tonalità distanti tra loro, così da lasciare l’ascoltatore disorientato e spaesato. Effetto voluto per poi ritornare al sentiero noto che dà tranquillità e stabilità.

PAESAGGI SONORI E LETTERARI.

E per continuare l’analogia, le tonalità in fondo non sono altro che paesaggi sonori tanto quanto i panorami letterari di cui si serve lo scrittore per collocare la sua storia. Il compositore per tracciare la melodia, che è la sua storia musicale, sceglie anch’egli un paesaggio sonoro iniziale. Questa linea melodica può attraversare paesaggi e posti sconosciuti, può salire vette o sprofondare in abissi e poi magari dopo mille peripezie, fare ritorno al punto di partenza. Ascoltare una Sinfonia diventa allora un’esperienza paragonabile a quella della lettura di un romanzo che ci appassiona, al termine della quale ci si può sentire molto coinvolti emotivamente, senza sapere il perché. Su di me hanno sempre fatto questo effetto soprattutto le Sinfonie di Beethoven o quelle di Mahler o la musica di Wagner.

UTILIZZO DEL CIRCOLO DELLE QUINTE E ASPETTI PRATICI.

L’utilizzo del Circolo delle Quinte come strumento operativo da parte dei musicisti consiste nell’avere un punto di riferimento visivo immediato di tutte le tonalià maggiori e minori del Sistema tonale e delle relazioni che intercorrono tra di esse. Ciascuno può ricavarne trucchi e scorciatoie per padroneggiare le tonalità, il passagio tra tonalità, l’individuazione immediata di Tonica, Dominante e Sotto-Dominante delle diverse tonalità senza stare lì a costruirle mentalmente… etc. Se facciamo riferimento alla parte superiore del grafico ad es. possiamo notare che andando in senso orario ogni nota è la Dominante della nota di riferimento della tonalità successiva ma rappresenta la Sotto-Dominante della nota di riferimento della scala precedente.

In altre parole Do è la Dominante della scala di Fa e contemporaneamente rappresenta la sotto-Dominante della scala di Sol. Allo stesso tempo il Circolo delle quinte consente di individuare immediatamente a livello visivo i gradini più importanti della scala, e cioè il I, IV e V, senza fare costruzioni mentali. Il Do come Tonica ha la Sotto-Dominate (IV) a destra e la Dominante (V) alla sua sinistra. I musicisti che improvvisano per eccellenza, cioè i jazzisti, hanno il Circolo delle Quinte sempre presente nella propria mente, e quando decidono le scale e le modulazioni che vogliono effettuare hanno in questa vera e propria Bussola uno strumento formidabile che li aiuta e orienta.

GLOSSARIO MINIMO.

Per non essere disorientati di fronte ad una partitura anche solo di una semplice canzone, bisogna tener presente la notazione internazionale anglosassone delle note: A (La), B (Si), C (Do), D (Re), E (Mi), F (Fa) e delle alterazioni : sharp (diesis) (#), flat (bemolle) (b). Può capitare inoltre di trovare indicata la tonalità maggiore o minore in tedesco: dur (maggiore), moll (minore).

IL LIBRICINO DI OTTO KAROLYI

Per chi volesse approfondire le nozioni di base musicali si consiglia quello che ancora oggi rimane un classico: il libricino di Otto Karolyi “La grammatica della musica”, edito da Einaudi.

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